Opere e libri a Verona

25.02.2015 07:37

Protomoteca presso Biblioteca Civica di Verona

via Cappello, 43-37121 16-21 marzo 2015, ore 17.00 - orario: lunedi 14.00-19.00 / martedi-venerdi 9.00-10.00- sabato 9.00.14.00

presentazione di due nuove edizioni:

TRA/E: Manuela Bedeschi, Lucilla Catania, Alfonso Filieri, Annamaria Gelmi, Claudia Peill, Nelio Sonego.
Testi di Agostino Contò, Flavio Ermini, Maria Grimaldi Gallinari, Nico Naldini, Ranieri Teti, Ida Travi.
La bianca quiete della neve innerva: Danino Božic, Mirjana Matic, Miljenka Šepic. Testo di Alessandro Salvi.

 
presentazione di una selezione delle edizioni orolontano:

Azioni antiche:  Lucilla Catania, Alfonso Filieri, Claudia Peill, Nelio Sonego. Testo di Emilio Villa.

Il sonno di Saffo: Manuela Bedeschi, Lucilla Catania, Alfonso Filieri, Annamaria Gelmi, Claudia Peill, Nelio Sonego. Testo di Emilio Villa.

Per acqua:  Carlo Lorenzetti e Sandro Sanna. Testi di Simona Cigliana e Vincenzo Perna

Iridescente, E nulla accade, Come un insetto: Piero Varroni. Testi di Carla Vasio.

La testa d'abero: Irma Blank. Testo di Tito Maniacco.

Berlino Marzo 1995: Paolo Cotani. Testo di Edoardo Sanguineti.

Piccola collana di haiku:  Achille Pace, Marilena Scavizzi, Alessandro Gamba. Testi di Mario Lunetta.

 

Ut pictura poesis

Operelibro dell’Orolontano

Un libro può non essere – solo – parola, ma anche un luogo – fisico e mentale – in cui la parola incontra l’immagine, in cui l’immagine si distende nel tempo, lineare e dilatato, della parola poetica. Nasce allora il libro d’artista o meglio l’“operalibro”, come sarebbe più corretto chiamare i libri editi dalla casa editrice Orolontano, di cui vengono presentati in questa occasione, accanto a una selezione delle edizioni precedenti, gli ultimi nati: TRA/E e La bianca quiete della neve innerva.

“Operalibro”: questa definizione fu coniata proprio per Orolontano fin dai suoi esordi, nel 1980; sta a sottolineare il rapporto del tutto particolare che si instaura tra immagine e parola, anche rispetto ad altre forme del libro d’artista e a produzioni contermini, come la cartella d’arte, il libro illustrato o il libro-oggetto. L’operalibro non è infatti soltanto un libro prezioso, impreziosito da un corredo d’immagini, curato nei materiali e nella qualità della stampa e di conseguenza tirato in un numero limitato di copie; né men che meno è un libro illustrato, in cui vi sia una sorta di subordinazione dell’immagine alla parola. Nell’operalibro è il libro stesso, nella sua totalità, che si fa “opera”: l’insieme della carta – che in genere è una carta artigianale, in questo caso prodotta dai maestri cartai di Fabriano: spessa, morbida, a volte addirittura profumata di fiori o d’erba; il trattamento materico cui essa viene sottoposta – frequente l’uso della ceratura – la scelta dei tipi per la stampa, l’impaginazione, la confezione del libro e del cofanetto… Tutto concorre a creare un’“opera” particolare, che sollecita non solo la percezione visiva e l’immaginazione verbale, ma addirittura il tatto e l’olfatto. E che tuttavia rimane, decisamente, un libro.

Del libro mantiene la forma e la fruizione, si sfoglia, come un libro, e come un libro richiede un tempo  “lungo”, lineare, rispetto alla visione puntuale dell’opera d’arte visiva: sfogliare, leggere, osservare…  Questo fa sì che il libro intero sia, come la pagina vuota prima del frontespizio, una cesura con il mondo, un intervallo di silenzio, una sorta di parentesi esistenziale necessaria al manifestarsi della poesia, verbale e visiva insieme.

Il punto resta però il rapporto tra la parola e l’immagine. In gran parte dei libri prodotti da Orolontano sarebbe inutile cercare un collegamento esplicito, un rimando figurato: se da un lato infatti i testi presentati sono contraddistinti per lo più da un’estrema rarefazione concettuale, dall’altro gli artisti coinvolti sono in gran parte attivi nell’ambito dell’astrazione, o comunque in una zona incerta in bilico tra astrazione e figurazione. Non c’è, non può esserci quindi un rapporto di derivazione dell’immagine dalla parola, né viceversa.

Piuttosto si potrebbe pensare a una comunanza d’intenti, a una tensione espressiva dell’una che si specchia e dialoga nell’altra. La poesia protesa a disvelare l’ignoto, a catturare un barlume d’assoluto; l’arte che è per se stessa “apparizione”, che a quell’assoluto dà, precariamente, volto, forma, manifestazione. Ogni libro non è che il rinnovarsi di questa istanza, di questa tensione utopistica a dire/rappresentare l’indicibile/l’irrappresentabile. Ciò che però di volta in volta fa la differenza è la porzione del reale individuata come campo della ricerca – ed è qui che è più interessante verificare la “corrispondenza” tra immagine e poesia: a volte sia il testo che l’opera si librano ai confini della pura astrazione, dove viene meno ogni riferimento all’esperienza contingente (per fare qualche esempio tratto dai libri proposti in quest’occasione, si possono elencare gli abbinamenti Ermini-Filieri, Grimaldi Gallinari -Peill, Teti-Bedeschi); altre volte, così come il dettato poetico sembra farsi largo tra la pesantezza del mondo, il segno cerca, quasi con rabbia, di strappare il velo che occulta la visione (Naldini-Gelmi, Travi-Sonego). O ancora è in qualche dettaglio del quotidiano che l’attimo viene catturato, e allora vi corrisponde un’opera che sfiora la realtà, deformandola in senso evocativo (Contò-Catania, Salvi – Božic, Matić, Šepić).

Comunque sia, nell’operalibro si compie un’insolita congiunzione tra parola e immagine, che porta ciascuna delle due a vivere dei reciproci riflessi, ad addensare il proprio senso nell’alone espressivo dell’altra: /E, congiunzione, unione di due entità, la parola e l’immagine, entro quel tratto di realtà, TRA, che può comprendere la totalità tutta e che va dal granello di polvere sulla scrivania, il “qui e ora” mentre scrivo, alla distanza siderale del pensiero più astratto e immateriale. TRA/E, giusto il titolo dell’ultima creatura di Orolontano.

Chiara Tavella